Grazie...

... a quelli che partono con la voglia di stare, a quelli che vivono il Vangelo prima di predicarlo,
a quelli che non smetteranno mai di sognare, a quelli che l'Amore è solo con la maiuscola,
a quelli che si accettano come sono, a quelli che piangono ad ogni partenza,
a quelli che Africa e Gioia si confondono ogni giorno, a quelli che vivono di emozioni,
a quelli che non smettono di camminare, a quelli che non si abbandonano mai,
a quelli che pregano, a quelli che sul piedistallo non ci vogliono stare, a quelli che Dio non è morto,
a quelli che si vive anche senza moda, a quelli che pensano con il cuore,
a quelli che non scelgono per comodità, a quelli che soffrono e poi ti guardano negli occhi più ricchi di prima,
...e anche a quelli che "Gianpi ci hai rotto con questi ringraziamenti"

Aprile 2008

apertura del silo per la vendita di sorgo
Nangiro e Lokitare operano e controllano
15 aprile 2008
Una dottoressa nella notte

Fausto e Luca sono andati a Kampala per le solite commissioni mensili. Resto allora qui a Iriir a farmi compagnia con una ferita che mi obbliga al riposo e ad un cambio della medicazione quasi giornaliero.
Ma tuttosommato questa strana situazione lascia molto spazio al mio carattere solitario e riflessivo che vede in questi giorni un’occasione fantastica per leggere, riflettere e scrivere.
Questa notte, mentre finivo di scrivere delle lettere in compagnia di una tazza di the e di una candela che si sforzava di illuminare la tastiera del pc, sento una voce femminile al cancello.
È la dottoressa Wall, una non più ventenne (per non dire over cinquanta) veterinaria veterana del Karamoja, ora impegnata per una sua piccola ONG in meeting di pace e primo aiuto per l’assetto di nuovi villaggi. Torna da Nabwal (villaggio dietro la montagna a circa 40 km da Iriir), la sua jeep si è guastata, sono ormai le 10 passate e piove, e i padri hanno tutte le stanze occupate.
La mia capacità intuitiva non è mai stata ottima, ma valutati gli elementi credo che le serva una sistemazione per la notte.
Dopo mezz’ora sono già all’opera nel controllare le stanze per lei e i suoi due collaboratori, scaldo un pò di latte e di acqua e preparo loro una frugale cena. Giusto qualcosa di caldo prima di andare a letto. Loro apprezzano e non fanno complimenti nel finire i biscotti, occuparmi il bagno per una buona mezz’ora e usare le mie infradito per spostarsi in casa.
Ho sempre sognato che, in una notte di pioggia, bussasse alla mia porta un dottaressa in panne con la macchina e in cerca di ospitalità e che insieme a lei passassi una notte indimenticabile. Diciamo però che non è stato proprio così.
Erika mi consola dicendo che ho pregato troppo e che ho ricevuto una donna “matura”. Sarà. Per paura che rimanessero una seconda notte, ho trascorso la mattina successiva a riparare la sua macchina.


5-8 aprile 2008
Intervento a Matany: cura fisica e spirituale

Dopo un paio di mesi in compagnia di un bozzo purulento sopra la caviglia, decido di farmi visitare e operare a Matany. Una semplice pulizia chirurgica in anestesia totale. Bella sorpresa!
Un pò di caga non nascondo di avela avuta.
Ho trascorso però qualche giorno ospite dai Padri comboniani vivendo così anche una convalescenza spirituale.
Ogni tanto è doveroso staccarsi dal progetto e dedicarsi allo spirito: anche se cerco di ritagliarmi qualche spazio, sento che mi manca fortemente l’aspetto comunitario della preghiera. Cosa che ho trovato a Matany. Meraviglioso!




22-25 aprile 2008
La prima malaria, ovvero festival napoletano della canzone

Ecco che prima o poi doveva capitarmi la malaria. Se poi trascorro qualche notte senza zanzariera attorno al letto, non posso che aspettarmela presto.
Ognuno, almeno questo è parere comune, la vive in mariera diversa. A me è sembrato che la zanzara, nel dimenticarsi nel mio sangue qualche protozoo, si sia portata via energia e vitalità dal mio corpo.
Mi sentivo davvero debole, un lenzuolo steso al vento, uno straccio usato e riusato, con la temperatura corporea che aveva dei picchi esagerati fino ad arrivare addirittura a 41,5ºC. Quella sera è stato delirio!
Appena prima di cena, mi provo la temperatura che il termometro mi dice essere 40º. La testa mi gira un pò e sulla mia fronte si possono cucinare i chapati, ma ho voglia di uscire dalla mia stanza e di cenare con gli altri. Cena leggera, non ho molto appetito, ma in ricordo delle raccomandazioni mi sforzo di mangiare qualcosa. Do la buonanotte e mi ritiro in camera. Il tempo di sdraiarmi e... pam! Una botta di calore che mi sembra di non essere in camera ma nel forno della pizzeria “Bella Napoli”. Parlo ad alta voce, senza un filo logico, e dopo un pò inizio a cantare “O sole mio” e “L’uva fogarina”.


22-27 aprile 2008
Visita ufficiale dello SVI

Coincidente perfettamente con l’inizio e la fine della malaria e del suo strascico di cefalea, ecco la visita ufficiale dello SVI con l’arrivo di Samuele a Iriir.
Il fermarsi per discutere e riflettere non può che far bene e portare beneficio.
A livello personale, un complimento, un apprezzamento e una pacca sulla spalla di incoraggiamento mi hanno fatto davvero bene. E quando scrivo davvero intendo davvero. Ma questa ultima frase potevo anche non scriverla: quello che ha aggiunto al discorso è nulla.

Marzo 2008


Domenica di Pasqua
Ciao risorti!
Mi sento davvero di chiamarvi così, e mi sento io pienamente risorto.
Risorto da una tristezza che mi ha accompagnato durante la settimana Santa e che, passo dopo passo, cresceva dentro di me. Risorto da un periodo malinconico.
Risorto nella gioia di aver ri-scoperto il dono di Dio: Gesù.
Risorto nella tenerezza di un Dio che ci ama e ci salva.
Risorto nell’amore di Cristo che, morendo inchiodato alla croce dai nostri peccati, allarga le braccia in un ultimo abbraccio di amore per noi.

E allora: ciao RISORTI !
Come state?




Lunedì 17 marzo
Lungo i passi quaresimali


“Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”
Giovanni 19,15

Che dio adoriamo oggi? Il denaro? La propria comodità? O il dio della fama?
Forse, credo che vada per la maggiore venerare il dio che ci rende superiori a chiunque altro. E tanto inseguiamo questo terribile sentimento, che ci spingiamo anche a staccarci dall’altro considerandoci diversi perchè migliori, ci spingiamo a stare lontano da chi riteniamo inferiore disgustandoci della sua vicinanza.

Allora l’unico dio che riconosciamo siamo noi stessi. Sostituendoci a Lui, troneggiamo sul nostro cuore senza permettere che gli altri si avvicinino (paura di soffrire?).

Ma come possiamo allora amare? Come riusciremo a donarci a chi ha bisogno?

Prego allora perchè il mio cuore, chiuso nel sepolcro che io ho costruito intorno ad esso, possa resuscitare nella speranza e nell’abbraccio di un Dio che mi ama e che mi vuole parlare attraverso suo figlio inchiodato alla Croce.




Un dono per iniziare il cammino


Semplice ma prezioso dono: un libro, regalo della mia famiglia, portato a me dalla Provvidenza proprio quando ne avevo bisogno, durante i primi giorni di Quaresima:
“Etty Hillesium: Dio matura” di Fratel MichaelDavide.

GRAZIE

Un libro che ad ogni pagina mi aiutava a scavarmi dentro.
Mi ha aiutato, per esempio, a capire quanto i momenti di nostalgia non siano le lacrime di tristezza che ci bagnano il viso per la lontananza dalle persone care con cui vogliamo condividere ogni momento della nostra vita.
No. Nostalgia è un’occasione invidiabile di dimostrare la capacità che abbiamo di amare anche contro lo spazio e il tempo che ci vogliono lontani da chi ci vuole bene.
Difficile comprenderlo, difficile farlo proprio.
Ma è bellissimo poi sentirlo dentro e viverlo!

Liberi pensieri da libere emozioni

Le ultime settimane sono state di ospitalità: numerosi “viandanti” sono passati per la casa SVI di Iriir. Chi di passaggio, chi si è fermato diversi giorni, chi solo una notte e chi invece solo per pranzo.
Grazie a tutti. Grazie a Maurizio, Luca, Francesco, Antonio, Lucia, Paola, Roberto e Iain.
Grazie perché mi avete regalato la gioia di condividere questa strana pazza vita.
Questo cammino a volte difficile e a volte capace di darti gioia. Certi giorni in salita, certi altri giorni (i peggiori) ti porta davanti a un muro che provi inutilmente a scavalcare.

Un cammino che amo e che non posso abbandonare.

Perché questa vita non è la mia.

È dono di Dio: è libertà di crescere e di scegliere, è responsabilità di riflettere e agire.

Un posto speciale


21 febbraio 2008

Tardo pomeriggio, il sole sembra rallentare il suo viaggio giornaliero e lento si avvicina all’orizzonte. Mi sono allontanato dal paese di Iriir, da solo, in bici, per potermi regalare un momento di silenzio, un respiro più profondo, un posto speciale.
Credo di averlo trovato qui, sulla cima rocciosa di una collina poco distante dal versante sud dell’Akisim.
A oriente il Napak pare voglia proteggermi con la sua maestosità e la sua quiete.
A nord, la savana si apre al mio sguardo. Piatta, infinita, misteriosa.

Abituato com’ero alle orobie bergamasche che mi coprivano le spalle ogni giorno, il bush mi faceva sentire piccolo, solo un punto nello spazio aperto dove non vedevo nessun confine visivo.
Poi però lasciai entrare la savana piano piano dentro di me, e mi aprì il cuore.
La sua calma mi dà serenità.
Ora la sento dentro e mi sembra parte di me, come se fosse diventata mia.

Ma poi rifletto e mi rendo stupidamente conto che sono io diventato parte di lei.
Sono io avvolto in lei.
Sono io che mi sono perso e allo stesso momento mi sono ritrovato in lei.

Nuovi incontri

18 febbraio 2008
Il camminare seguendo stretti sentieri racchiusi dall’erba alta raggiungendo villaggi lontani, troppo lontani dalla strada principale, ti regala incontri nuovi e tempo da spendere in essi.
La sera poi rifletti sul dono ricevuto ed il cuore ti si riempie di nuove emozioni.
L’altro giorno abbiamo fatto una lunga camminata, e la sera mi sono trovato felice in compagnia di un paio di piccole zecche sulle gambe. Nere, piccine e simpatiche con quella testolina che vuole infilarsi nella tua pelle, quasi fossero in ricerca di una comunione vera e completa.
Ma ancora mi ricordo il meraviglioso incontro con uno sconosciuto ragno, avvenuto circa una decina di giorni fa.
È stato veloce. ZAC, l’attimo di una puntura, neanche il tempo di un saluto e già se n’era andato. Fui assalito dalla tristezza di non aver approfittato di quel momento per vivere uno scambio emozionale. Ma dopo pochi giorni, mi resi conto che come ricordo del nostro romantico incontro il geniale insetto mi aveva lasciato un rossore e gonfiore a forma di cuore appena sopra la caviglia. Poetico e sentimentale, non trovate?
Non solo, mi ha dato in dono anche un’infezione così che la piccola crosticina al centro ha rivelato una cavità sotto pelle davvero sorprendente che cresceva giorno per giorno, come se fosse parte di me. Che gradevole sensazione avere questa nuova compagna di avventura.

Purtroppo ora con antibiotico e disinfettante (impegnandomi a non confonderli) la nostra relazione ha preso una brutta strada e credo che tra poco ci lasceremo. Il fato ci regalerà, forse, la combinazione di incontrarci ancora.
Sognando, una lacrima mi cade dagli occhi.

Lettera aperta di inizio Quaresima

“Da tempo ormai nella nostra tradizione e nei nostri comportamenti il digiuno non ha più quasi posto, ci sembra una pratica quasi esteriore e per questo lo reputiamo inutile.eppure il Signore Gesù non solo non la esclude dalla sua vita, ma la pronostica chiaramente per suoi discepoli, per noi: “Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno” (Mt 9, 15). Forse senza accorgerci ragioniamo come gli stolti a cui fa riferimento Isaia: “Perché digiunare se tu non lo vedi?” (Is 58, 3). Invece non solo Dio vede e sa il nostro digiuno ma soprattutto ama il nostro saper sperimentare la fame. […]
Il segreto di un digiuno accetto a Dio ha senso nella misura in cui sciolga “catene e legami” (Is 58, 6) a cominciare proprio da questa capacità nel viverlo spontaneamente come esercizio della propria libertà.
”[1]

Ho rubato queste parole a Fratel MichaelDavide e ve le voglio liberamente regalare in questo cammino di Quaresima.
Perché non perdiate la speciale occasione di digiunare, rinunciando a qualcosa di materiale, esteriore e probabilmente superfluo, per arricchire e ampliare la vostra anima.
Chi ve lo scrive non è certo un santo, né si crede un eremita trascendentale, né vuole essere un martire (visto la fine terrena che fanno…). Sono semplicemente un giovane cristiano in cammino e non voglio perdermi nel caos del superfluo che ci viene venduto sotto forma di necessità.
Per questo oggi voglio vestirmi di silenzio per cercare dentro me stesso risposte a…
Quali sono i miei reali bisogni?
Per cosa mi affanno tanto quando invece, se mi fermassi, capirei che forse non ne ho poi così bisogno?
Che digiuno posso offrire spontaneamente a Dio?

Buon cammino!

[1] Fratel MichaelDavide “Etty Hillesum: Dio matura”

E' sufficiente un punto fermo, fisso nello spazio, per stare in equilibrio

Nel tardo pomeriggio sono uscito di casa per fare una breve corsa. Quando sono a Kampala mi piace farlo. La casa dove siamo ospiti è in un quartire residenziale tranquillo e vicino al lago, così uscendo a correre per le stradine si sente una strana brezza, si incontrano poche macchine e molti passanti che ti salutano chiedendoti come stai.
Come mi è solito fare, dopo una mezz’oretta di corsa mi sono fermato per fare esercizi di streching. Uno dei quali consiste, da posizione verticale, piegare una gamba fino a toccare il sedere con il tallone. Ovvimente prima che fosse scaduto il minuto dell’esercizio avevo già perso l’equilibrio un numero indefinito di volte. Mi è venuto in mente allora un consiglio della mia insegnante di educazione fisica delle scuole medie: per stare in equilibrio stabile è sufficiente fissare con lo sguardo un oggetto o comunque un punto definito nello spazio.
Funziona! E questo metodo, cioè l’avere ben chiaro qualcosa per poter stare in equilibrio, credete funzioni anche per vivere, come dire, una stabilità emotiva e spirituale? Io credo di SI.
Vi confesso che il mio punto di riferimento quotidiano è il VANGELO. Ogni giorno vi immergo la mia coscienza e cerco di comprenderlo con il silenzio, lo ri-leggo nella preghiera, cerco di testimoniarlo in ogni azione e, ciò che mi è molto più difficile e fa nascere battaglie emotive, cerco di viverlo in ogni sentimento che provo e che da' colore alle mie giornate.
Nei giorni di sconforto, in cui l’umore non è dei migliori e la determinazione zoppica, mi aiuta a stare in equilibrio anche quando la gamba della convinzione non è salda sul terreno, quando il peso delle difficoltà spinge il corpo da un lato cercando di farlo cadere.
Se non tenessi lo sguardo fisso verso il Vangelo, molte volte avrei perso l’equilibrio cadendo a terra, adagiandomi comodo nelle mille comodità che mi offre il mondo civilizzato, avvolto dalla facile abitudine di pensare solo a me stesso, assorbito dalle varie attrazioni con cui la modernità mi porta a non tenere lo sguardo fisso verso lo stesso punto.